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  MACCHÈ ANZIANI D'EGITTO!!! CMTE SEGRATE

Montagnes mon amour 2025 - Fiera di Primiero
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17-29 giugno 2025


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LE VACANZE A FIERA DI PRIMIERO               

L'hotel “Isola Bella” ci ha accolto con tante attenzioni offrendoci un’ampia cornice di cime meravigliose, parchi e prati ricchi di fiori, acqua sorgiva ovunque: un paese davvero a misura d'uomo!
 
Tante passeggiate e visite guidate per meglio conoscere la storia del paese e, in regalo, una giornata vissuta in un maso in allegria.
                            
Ma quello che più mi ha colpita è stato un modo di stare tra noi poco strutturato che definirei “vissuto insieme” favorito dalle conoscenze personali che si è espresso in una vera amicizia.
 
Il tutto in un clima familiare, nell'affetto e nella donazione reciproca,
 
Questo è il ricordo che mi sono portata a casa.
 
Grazie di cuore a tutti.
 
Diana Battaglia
 
 
 
Una passeggiata e tanta curiosità…

                    
Andiamo al parco di Villa Ombrosa?
Strada facendo Anna mi chiede “hai sentito la TV? Come ogni anno l'aria di Milano sta già scaldandosi mentre qui l'aria è fresca e ristora”.
“Oh sì - le rispondo - è vero; guarda Anna come stanno cambiando le piante e i fiori nelle fioriere (del vialone che sta in fianco al fiume). E’ molto bello vedere una città curata, sembra quasi voglia dare il benvenuto ai visitatori”.
Siamo al parco dove le attenzioni che hanno i locali per i bimbi sono molte: c’è il grande trattore in legno, le amache in legno ondulate per prendere il sole, grandi cartelloni con disegnati personaggi fantasiosi … e il tutto è proprio un invito a venire con i bambini.
Nel pomeriggio siamo andati alla chiesa parrocchiale e vi siamo entrati per una preghiera.
Poi, camminando, ci siamo trovati sulla strada che porta al “Ponte Tibetano” e la curiosità ci ha spinto ad andare avanti.
Passata un'ora, la strada continuava ancora a salire.
Abbiamo visto una casupola con delle signore sedute al di fuori e abbiamo domandato: “Buongiorno, (il saluto in montagna è sacro) è ancora lontano il Ponte Tibetano?”
 
Ci hanno osservato e risposto “Eh si, con il vostro passo ci vorrà ancora una buona mezz'ora”.
“Grazie molte” e abbiamo continuato.
Il mio cervello intanto pensava che di ponti sospesi fino ad allora non ne avevo ancora visti e la curiosità ... mi stuzzicava e mi spingeva.
Poco dopo un cartellino (segna sentieri) precisava che per il ponte sulle funi occorreva ancora un'ora.
“Che dici Anna? Io penso che sia meglio rientrare perché sono le 18 e 30.  Ritenteremo!”
“Sì, sì, ritorniamo” risponde Anna.
A cena ho lanciato l'idea a Maurizio: “Che pensi Maurizio? Si può inserire nel nostro programma dei giri di gruppo una visita al ponte tibetano?”
“Perché no” mi ha risposto.
Qualche giorno dopo, di mattino, un bel gruppo comprensivo di noi due si è incamminato e ha letto, all'inizio della stradina, un cartello che indicava in due ore il tempo necessario per raggiungere il ponte delle funi.
Quei cartellini indicatori dei tempi sono veritieri e infatti dopo due ore siamo arrivati al “Ponte Tibetano” che si trovava a cavallo di un canalone largo 60/65 metri.
Nelle due postazioni di partenza i costruttori hanno gettato delle solide basi in calcestruzzo dalle quali partono i quattro cavi portanti con diametro di circa 2 cm formati da fili d’acciaio, a sezione rettangolare o quadrata, che formano una ellisse ruotando come una vite a passo lungo.
L'insieme dei fili forma il cavo portante e il vantaggio è che sfruttano a pieno tutta la sezione del cerchio che compone il cavo.
Due cavi portanti sono all'altezza dei due corrimano e gli altri due alla base del piano di camminamento.
Trasversalmente, i superiori sono a una distanza maggiore dei due inferiori e l'insieme è collegato da una struttura controventata in profilati sui quali posano il piano di camminamento e la rete di protezione.
Il ponte mi è piaciuto molto e quindi, oltre alle foto di gruppo, io ne ho fatte anche sui particolari.
Poi si è ripartiti (bisogna tornare in hotel per l'ora di pranzo) ma, ahimè, com’è duro riprendere il cammino: i piedi dolgono, gli alluci battono sul puntale, la schiena duole ma … ritornare in albergo è indispensabile.
Il gruppo degli amici, piano piano, si allontana e io devo rallentare, poi sostare e riprendere fiato.
Anna e Maurizio mi sono sempre vicino mentre sua moglie Helly è nel gruppo avanti che si allontana sempre più.
Finalmente rivedo la chiesa parrocchiale, ringrazio Maurizio per l'assistenza ma ho bisogno di fermarmi per qualche minuto e, mentre lui rientra, io con Anna ci sediamo su una panchina.
 
“Ah nonno Armando - dico a me stesso - perché ti sei lasciato vincere dalla curiosità?  Hai quasi cent'anni e quando pensi di mettere su un po’ di buon senso?”
 
Meno male che i nipoti non mi erano vicino altrimenti avrebbero perso tutta la stima ..., sperando che ne abbiano almeno un po’.
 
“Anna – dico - possiamo ripartire?”
“Sì, si” mi risponde.
 
Ma da allora ho una nuova regola in montagna: per le camminate a piedi i miei tempi devono restare entro le due ore.
                           
Armando e Anna

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