Borgo San Giacomo e Castello di Padernello
17 maggio 2025
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Resoconto
Gita a Padernello: Castello e dintorni
Ce l’abbiamo fatta…, sembrava che questa gita dovesse andare a monte per via dei pochi che erano attirati da mezza giornata senza mangiata e della localitá non attrattiva e sconosciuta ai piú, ma … e qui viene il bello.
Comunque andiamo per ordine a partire dal breve viaggio che ci ha condotto nel bel mezzo della bassa pianura padana, polo agricolo e ricco di allevamenti, tra Brescia, Cremona a poca distanza dal fiume Oglio.
A Borgo San Giacomo (anticamente Gabiano) di cui Padernello è frazione con ben 5 residenti, sosta tecnica, caffettini vari e gelati al bar della Pesa in centro paese con successiva visita all’adiacente chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore consacrata nel 1625.
La facciata, ridipinta di bianco, ospita tre statue attribuite a Santo Calegari il Vecchio, scultore e incisore bresciano di fine XVII secolo, raffiguranti San Giacomo con ai lati i Santissimi Pietro e Paolo.
All’interno presenta 3 navate divise da 5 colonne di marmo e un’abside poligonale che collega la sacrestia (1727) alla base della torre campanaria.
Le pareti sono decorate con affreschi e stucchi seicenteschi.
Al ponte levatoio ci aspettava Valeria, la nostra esperta guida, impegnata con altri volontari al restauro conservativo del Castello.
Il maniero era in totale stato di abbandono, cadevano i tetti, la grande casa era abitata dai piccioni e una parte era franata saccheggiata dai ladri.
Non si hanno informazioni prima del 1391, quando alcuni documenti narrano di un maniero di appartenenza della famiglia Martinengo, poi della famiglia Salvadego che lo abita fino ai primi anni 60 del secolo scorso.
Divenne poi castello nel quattrocento e villa signorile nel settecento con ben 130 stanze tra le quali un’elegante sala da ballo e una cappella dedicata ai Santi Faustino e Giovita (una chiesetta loro dedicata è all’Ortica sulla antica via per Brescia… l’abbiamo visitata in una delle nostre uscite).
Il 2005 segna l’anno della sua rinascita: viene acquistato dal Comune di Borgo San Giacomo e da privati che concedono il maniero in comodato d’uso gratuito per trent’anni alla Fondazione Castello di Padernello.
Il castello, completamente svuotato, è ora arredato con mobili e suppellettili di epoche diverse, forniti da antiquari e donatori.
Il maniero é sede di concerti, mostre, eventi culturali e convegni.
Interessante è anche il cortile, su cui si affaccia quella che un tempo era la stanza da ballo.
L’ampio spazio era completamente chiuso da mura senza affacci per una miglior difesa.
Diventato residenza, vennero aperte ampie arcate e finestre ingentilite da balconcini in stile liberty, per impreziosire e donare luce.
Al piano nobile, a cui si accede da 2 ampi scaloni, la sala da ballo ospita le bellissime riproduzioni su tela in alta fedeltá di 15 opere di Giacomo Ceruti detto “Il pitocchetto”, pittore lombardo di fama internazionale vissuto nel XVIII secolo.
Gli splendidi dipinti a olio su tela, raffigurano realisticamente vecchi mendicanti, artigiani, filatrici, orfane e nani in dimensioni quasi reali, sullo sfondo della campagna o in angoli chiassosi della città.
La lunga visita si conclude con la riproduzione in alta definizione di un capolavoro della pittura bresciana del Rinascimento, la “Sala delle Dame”, decorata da Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, pittore bresciano del XVI secolo definito il Raffaello Lombardo e dalla sua bottega, in occasione del fastoso matrimonio, celebrato nel 1543, tra il conte Gerolamo I Martinengo di Padernello e la marchesa Eleonora Gonzaga del ramo di Sabbioneta.
La Sala originale è custodita e visitabile nel più grandioso dei palazzi privati di Brescia (Martinengo di Padernello/della Fabbrica poi Salvadego).
Le otto dame vestono abiti sontuosi, indossano gioielli ricercati e preziosi che ne sottolineano la grazia ed il rango sociale.
Come sempre il linguaggio è simbolico ed evocativo: le perle richiamano la fedeltà e l’amore coniugale, i cagnolini accarezzati dalle signore ugualmente sono sinonimi di devozione mentre i frutti di melograno richiamano la fecondità e la ricchezza.
Le dame sono appoggiate a parapetti decorati da tappeti preziosi, con dettagli ricercati e particolareggiati.
Un paesaggio agreste le circonda, pieno di fiori e di essenze, dove lo sguardo si perde e si riposa.
Qui si conclude la storia, ma come in ogni castello, non può mancare un fantasma che si narra compaia sulla scalinata ogni decennio il 20 luglio giorno della sua morte: è quello della Dama Bianca, la tredicenne Biancamaria Martinengo, precipitata dai merli del castello, sorpresa e rapita dal volo magico delle lucciole nella notte.
Il borgo riserva un’altra sorpresa con il ponte di San Vigilio, dell’artista lodigiano Giuliano Mauri (1938-2008), interprete dell’arte naturale.
E’ un artistico intreccio di rami di castagno su un piccolo corso d’acqua.
In conclusione un pomeriggio ricco di sorprese e non aggiungo altro… andate a Padernello e sarete sorpresi.
MAURIZIO BESOZZI
Ce l’abbiamo fatta…, sembrava che questa gita dovesse andare a monte per via dei pochi che erano attirati da mezza giornata senza mangiata e della localitá non attrattiva e sconosciuta ai piú, ma … e qui viene il bello.
Comunque andiamo per ordine a partire dal breve viaggio che ci ha condotto nel bel mezzo della bassa pianura padana, polo agricolo e ricco di allevamenti, tra Brescia, Cremona a poca distanza dal fiume Oglio.
A Borgo San Giacomo (anticamente Gabiano) di cui Padernello è frazione con ben 5 residenti, sosta tecnica, caffettini vari e gelati al bar della Pesa in centro paese con successiva visita all’adiacente chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore consacrata nel 1625.
La facciata, ridipinta di bianco, ospita tre statue attribuite a Santo Calegari il Vecchio, scultore e incisore bresciano di fine XVII secolo, raffiguranti San Giacomo con ai lati i Santissimi Pietro e Paolo.
All’interno presenta 3 navate divise da 5 colonne di marmo e un’abside poligonale che collega la sacrestia (1727) alla base della torre campanaria.
Le pareti sono decorate con affreschi e stucchi seicenteschi.
Al ponte levatoio ci aspettava Valeria, la nostra esperta guida, impegnata con altri volontari al restauro conservativo del Castello.
Il maniero era in totale stato di abbandono, cadevano i tetti, la grande casa era abitata dai piccioni e una parte era franata saccheggiata dai ladri.
Non si hanno informazioni prima del 1391, quando alcuni documenti narrano di un maniero di appartenenza della famiglia Martinengo, poi della famiglia Salvadego che lo abita fino ai primi anni 60 del secolo scorso.
Divenne poi castello nel quattrocento e villa signorile nel settecento con ben 130 stanze tra le quali un’elegante sala da ballo e una cappella dedicata ai Santi Faustino e Giovita (una chiesetta loro dedicata è all’Ortica sulla antica via per Brescia… l’abbiamo visitata in una delle nostre uscite).
Il 2005 segna l’anno della sua rinascita: viene acquistato dal Comune di Borgo San Giacomo e da privati che concedono il maniero in comodato d’uso gratuito per trent’anni alla Fondazione Castello di Padernello.
Il castello, completamente svuotato, è ora arredato con mobili e suppellettili di epoche diverse, forniti da antiquari e donatori.
Il maniero é sede di concerti, mostre, eventi culturali e convegni.
Interessante è anche il cortile, su cui si affaccia quella che un tempo era la stanza da ballo.
L’ampio spazio era completamente chiuso da mura senza affacci per una miglior difesa.
Diventato residenza, vennero aperte ampie arcate e finestre ingentilite da balconcini in stile liberty, per impreziosire e donare luce.
Al piano nobile, a cui si accede da 2 ampi scaloni, la sala da ballo ospita le bellissime riproduzioni su tela in alta fedeltá di 15 opere di Giacomo Ceruti detto “Il pitocchetto”, pittore lombardo di fama internazionale vissuto nel XVIII secolo.
Gli splendidi dipinti a olio su tela, raffigurano realisticamente vecchi mendicanti, artigiani, filatrici, orfane e nani in dimensioni quasi reali, sullo sfondo della campagna o in angoli chiassosi della città.
La lunga visita si conclude con la riproduzione in alta definizione di un capolavoro della pittura bresciana del Rinascimento, la “Sala delle Dame”, decorata da Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, pittore bresciano del XVI secolo definito il Raffaello Lombardo e dalla sua bottega, in occasione del fastoso matrimonio, celebrato nel 1543, tra il conte Gerolamo I Martinengo di Padernello e la marchesa Eleonora Gonzaga del ramo di Sabbioneta.
La Sala originale è custodita e visitabile nel più grandioso dei palazzi privati di Brescia (Martinengo di Padernello/della Fabbrica poi Salvadego).
Le otto dame vestono abiti sontuosi, indossano gioielli ricercati e preziosi che ne sottolineano la grazia ed il rango sociale.
Come sempre il linguaggio è simbolico ed evocativo: le perle richiamano la fedeltà e l’amore coniugale, i cagnolini accarezzati dalle signore ugualmente sono sinonimi di devozione mentre i frutti di melograno richiamano la fecondità e la ricchezza.
Le dame sono appoggiate a parapetti decorati da tappeti preziosi, con dettagli ricercati e particolareggiati.
Un paesaggio agreste le circonda, pieno di fiori e di essenze, dove lo sguardo si perde e si riposa.
Qui si conclude la storia, ma come in ogni castello, non può mancare un fantasma che si narra compaia sulla scalinata ogni decennio il 20 luglio giorno della sua morte: è quello della Dama Bianca, la tredicenne Biancamaria Martinengo, precipitata dai merli del castello, sorpresa e rapita dal volo magico delle lucciole nella notte.
Il borgo riserva un’altra sorpresa con il ponte di San Vigilio, dell’artista lodigiano Giuliano Mauri (1938-2008), interprete dell’arte naturale.
E’ un artistico intreccio di rami di castagno su un piccolo corso d’acqua.
In conclusione un pomeriggio ricco di sorprese e non aggiungo altro… andate a Padernello e sarete sorpresi.
MAURIZIO BESOZZI










