Università cattolica di Milano
22 marzo 2025
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Resoconto
UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE
In una splendente giornata di sole marzolino (finalmente!) ci siamo trovati davanti all’università cattolica del Sacro Cuore, provenendo dalla pusterla fatta erigere dal Barbarossa, una delle tante porte di Milano della cinta muraria medievale.
Prima ancora che S. Ambrogio diventasse vescovo, questa era una zona di cimiteri nei quali si conservavano i resti dei Santi Martiri.
Fu così che nei primi anni del ventennio fascista venne eretto un sacrario per i caduti della prima guerra mondiale nel quale ora riposano, purtroppo, anche quelli della seconda, a creare una sorta di fil-rouge fra i martiri cristiani e quelli della Patria.
Gli architetti furono nomi famosi: Giò Ponti, Muzio, Buzzi.
Come per il Battistero del Duomo, la pianta è ottagonale a rappresentare i sette giorni della Creazione mentre l'ottavo simboleggia la Risurrezione.
La statua in bronzo, antistante, all'interno del quadriportico è di S. Ambrogio ma l'iconografia è inconsueta: sembra infatti un guerriero più che un vescovo.
Nel 1921 si sente il desiderio di fondare un nuovo ateneo degno di Milano e saranno Padre Agostino Gemelli e la consacrata laica Armida Barelli a fondarlo e patrocinarlo.
Inizialmente viene aperto in via S. Agnese, poi viene eretto nel 1929 il nuovo edificio che sfrutta i chiostri conventuali edificati dal Bramante e che appartenevano al convento legato alla Basilica.
L’Università verrà dedicata alla devozione del Sacro Cuore di Gesù.
La scultura in bronzo inserita nella facciata, del Castiglioni, rappresenta la regalità di Cristo.
Entrando, a destra, si può ammirare la bellissima abside della Basilica.
Nel primo cortile a sinistra si affaccia, in cotto e con una grande croce a rilievo, la Chiesa dell'ateneo.
Nell'interno l'abside, ricoperta da un fondo dorato, richiama lo stile bizantino e un dipinto a trompe-l'oeil di Pogliaghi raffigura Gesù che indica il suo cuore, che pare uscire dalla nicchia.
Nella cripta sono sepolti i fondatori e altri beati e benefattori.
Nella navata unica spiccano bassorilievi, grandi e allungati, di santi fra i quali S. Margherita Alacoque, inziatrice della devozione al Sacro Cuore.
In Cattolica, come comunemente viene chiamata, si alternano appunto lo stile neoclassicheggiante del ventennio all'antico bramantesco dei chiostri del convento, voluto dallo Sforza, su una precedente struttura ospedaliera.
Nel 1200 i canonici fanno erigere il primo campanile, di stile romanico.
La lotta di potere fra Ascanio Sforza e il suo rivale, Ludovico il Moro, nel ‘400 portò a una gara di magnificenza fra i due, anche nell'edificazione del secondo campanile di S. Ambrogio, annesso appunto al convento dei Benedettini, a cui i due chiostri, dorico e ionico a doppio ordine di archi, appartenevano.
Poiché il Moro venne battuto dai francesi, il terzo chiostro, corinzio, non si farà mai.
Nell'aula magna, ex refettorio, Callisto Piazza realizzò un magnifico affresco in cui sono rappresentate le nozze di Cana; fortunatamente, pur non essendo in genere visibile al pubblico, abbiamo potuto ammirarlo in tutta la sua forza espressiva.
L'ultimo ambiente visitato è stato il giardino di S. Caterina d'Alessandria, anche detto giardino delle vergini, perché dedicato esclusivamente alle studentesse, coronato da un tripudio di camelie.
Anticamente era una “sciostra" ossia un magazzino delle merci e pare che proprio qui avvenisse la conversione di S. Agostino, grazie alla paterna guida di S. Ambrogio.
A lato, una nevera del ‘700 consentiva la conservazione dei cibi, così come si usava in moltissimi cascinali ed edifici lombardi.
Una gita pomeridiana breve, ma molto, molto interessante.
Elisa Ogliari
In una splendente giornata di sole marzolino (finalmente!) ci siamo trovati davanti all’università cattolica del Sacro Cuore, provenendo dalla pusterla fatta erigere dal Barbarossa, una delle tante porte di Milano della cinta muraria medievale.
Prima ancora che S. Ambrogio diventasse vescovo, questa era una zona di cimiteri nei quali si conservavano i resti dei Santi Martiri.
Fu così che nei primi anni del ventennio fascista venne eretto un sacrario per i caduti della prima guerra mondiale nel quale ora riposano, purtroppo, anche quelli della seconda, a creare una sorta di fil-rouge fra i martiri cristiani e quelli della Patria.
Gli architetti furono nomi famosi: Giò Ponti, Muzio, Buzzi.
Come per il Battistero del Duomo, la pianta è ottagonale a rappresentare i sette giorni della Creazione mentre l'ottavo simboleggia la Risurrezione.
La statua in bronzo, antistante, all'interno del quadriportico è di S. Ambrogio ma l'iconografia è inconsueta: sembra infatti un guerriero più che un vescovo.
Nel 1921 si sente il desiderio di fondare un nuovo ateneo degno di Milano e saranno Padre Agostino Gemelli e la consacrata laica Armida Barelli a fondarlo e patrocinarlo.
Inizialmente viene aperto in via S. Agnese, poi viene eretto nel 1929 il nuovo edificio che sfrutta i chiostri conventuali edificati dal Bramante e che appartenevano al convento legato alla Basilica.
L’Università verrà dedicata alla devozione del Sacro Cuore di Gesù.
La scultura in bronzo inserita nella facciata, del Castiglioni, rappresenta la regalità di Cristo.
Entrando, a destra, si può ammirare la bellissima abside della Basilica.
Nel primo cortile a sinistra si affaccia, in cotto e con una grande croce a rilievo, la Chiesa dell'ateneo.
Nell'interno l'abside, ricoperta da un fondo dorato, richiama lo stile bizantino e un dipinto a trompe-l'oeil di Pogliaghi raffigura Gesù che indica il suo cuore, che pare uscire dalla nicchia.
Nella cripta sono sepolti i fondatori e altri beati e benefattori.
Nella navata unica spiccano bassorilievi, grandi e allungati, di santi fra i quali S. Margherita Alacoque, inziatrice della devozione al Sacro Cuore.
In Cattolica, come comunemente viene chiamata, si alternano appunto lo stile neoclassicheggiante del ventennio all'antico bramantesco dei chiostri del convento, voluto dallo Sforza, su una precedente struttura ospedaliera.
Nel 1200 i canonici fanno erigere il primo campanile, di stile romanico.
La lotta di potere fra Ascanio Sforza e il suo rivale, Ludovico il Moro, nel ‘400 portò a una gara di magnificenza fra i due, anche nell'edificazione del secondo campanile di S. Ambrogio, annesso appunto al convento dei Benedettini, a cui i due chiostri, dorico e ionico a doppio ordine di archi, appartenevano.
Poiché il Moro venne battuto dai francesi, il terzo chiostro, corinzio, non si farà mai.
Nell'aula magna, ex refettorio, Callisto Piazza realizzò un magnifico affresco in cui sono rappresentate le nozze di Cana; fortunatamente, pur non essendo in genere visibile al pubblico, abbiamo potuto ammirarlo in tutta la sua forza espressiva.
L'ultimo ambiente visitato è stato il giardino di S. Caterina d'Alessandria, anche detto giardino delle vergini, perché dedicato esclusivamente alle studentesse, coronato da un tripudio di camelie.
Anticamente era una “sciostra" ossia un magazzino delle merci e pare che proprio qui avvenisse la conversione di S. Agostino, grazie alla paterna guida di S. Ambrogio.
A lato, una nevera del ‘700 consentiva la conservazione dei cibi, così come si usava in moltissimi cascinali ed edifici lombardi.
Una gita pomeridiana breve, ma molto, molto interessante.
Elisa Ogliari






