• Home
  • BACHECA
  • Giornalino
  • Eventi e viaggi
  • Galleria
  • Contatti
  • Documenti
  MACCHÈ ANZIANI D'EGITTO!!! CMTE SEGRATE

Uzbekistan
23 -30 aprile 2025


Foto             cliccate sulle foto per una visualizzazione ottimale
Resoconto
UZBEKISTAN
23 – 30 APRILE 2025
Il primo pensiero è di un paese attraversato dalla Via della Seta, molto orientale, caotico, sporco, con profumi e odori persistenti, gente invadente, città abbastanza degradate.
Si, ma dov’è?
E’ una lingua di terra in Asia centrale che si estende da nord a sud, chiusa fra il Kazakhistan, il Kirgyzstan, il Turkmenistan e il Tagikistan, senza sbocchi al mare (uno dei quattro paesi al mondo).
Territorio piatto: a nord quel che resta del più grande lago al mondo, il lago di Aral, detto anche il mare di Aral, ormai quasi prosciugato per poter destinare grandi aree alla produzione del cotone; al centro il grande deserto di Kyzyl Kum, da non confondere con il classico deserto di sabbia, ma una sterminata terra piatta praticamente disabitata con cespugli, verdi in questa stagione, a perdita d’occhio che occupano gran parte del territorio da ovest a est.
Il paese è attraversato a nord da due grandi fiumi: Amu Darya e Sir Darya.
La storia ci racconta di Gengis Khan che invase e sterminò la popolazione nel 1200, poi Tamerlano sconfisse i mongoli nel 1400 e ricostruì le città, quindi tribù nomadi occuparono i territori nel 1600, formarono un proprio stato e iniziarono i grandi commerci con Cina, India e Europa, trasportando merci con carovane di cammelli.
Poi nel tardo 1800 arrivarono i russi che rimasero nel territorio fino al 1991, anno della proclamazione dell’indipendenza.
La popolazione uzbeka è la più popolosa dell’Asia centrale (35 milioni di abitanti), la lingua ufficiale è l’uzbeco ma si parla anche russo e tagiko; la moneta ufficiale è il sum.
La premessa è stata completamente stravolta: è un  paese molto pulito, ordinato e con poco smog; abitazioni per la gran parte ben tenute; viali alberati con  piante di gelso e fiori colorati lungo i marciapiedi; donne ben curate che si occupano abitualmente della tenuta ordinata delle zone pubbliche; venditori che propongono i loro prodotti con un sorriso, mai invadenti, sempre propensi a trattare e disponibili a farsi fotografare; mai caos se non un flusso di gente, per lo più turisti, non particolarmente chiassoso; profumi di cucina speziata   e di carni alla brace; non abbiamo notato poveri che chiedessero l’elemosina.
I trentasei partecipanti sono over 70, con la piacevole eccezione di un gagliardo 96 enne, di grande spirito e tenuta, tutti curiosi e con esperienze di grandi viaggi e pertanto abituati agli eventuali intoppi e a come superarli senza farsi prendere da panico o arrabbiature.
Pronti via.
La prima tappa è Khiva (circa 90.000 abitanti) a km 30 dall’ aeroporto di Urgench.
È una città deliziosa divisa un due parti: la città vecchia (Ichan-Kala) e città esterna alle mura (Dichan-Kala).
La parte ovviamente più interessante è la citta vecchia, patrimonio dell’Umanità, con le grandi mura fortificate di 30 metri che resistono al tempo circondando il centro storico fatte di argilla pressata con paglia, con tre porte di accesso.
Il primo colpo d’occhio è stupefacente con i colori della terra che si mischiano al cielo azzurro.
La cittadella occupa circa 6000 abitanti, dediti al commercio.
All’ingresso della porta d’accesso si vedono le bancarelle che vendono i prodotti locali: sete, caffetani, abbigliamento, cappelli di astracan e di altre pelli, ceramiche e prodotti artigianali in legno e gesso.
Un fiume di gente che curiosa, fotografa, chiacchera.
Ci sono le famose Madrase (originariamente luoghi di culto e insegnamento di astronomia, matematica, economia e scienza) strutture alte fino a 30-50 metri ricoperte di maioliche a colori prevalentemente blu e bianchi con disegni floreali e scritte in arabo che contrastano con i mattoni sullo sfondo.
All’interno cortili quadrangolari e massicce torri cilindriche agli angoli.
La più famosa Madrasa di Muhammad-Amin, poi la Moschea Juma, con una selva di 216 colonne intagliate in legno di olmo e con un minareto di 52 metri e poi ancora la fortezza Kunya-ark, la Madrasa Muhammad Rakhim-Khan, il minareto Kalta-minor e il minareto Islam-Khodja il più alto della città.
La cittadella è piena di Madrase e minareti e noi cerchiamo di visitarli tutti, a rischio di dimenticare i nomi e le storie relative alle singole costruzioni.
Fa parte dell’avventura e siamo investiti di notizie di personaggi, aneddoti che entrano nella memoria e chissà per quanto tempo vi resisteranno.
La cucina è caratterizzata da verdure cotte, spiedini di carne di manzo, montone e pollo, ben cucinati e non troppo speziati, a vantaggio dei nostri stomachi non abituati a cibi orientali.
Il tempo scorre veloce e ci si accorge che arriva la sera dalla stanchezza delle gambe.
Il tempo è gradevole: sole e 20 gradi.
Il viaggio prosegue in pullman il giorno seguente per attraversare il deserto del Kyzyl Kum (deserto di sabbia rossa) dopo una notte confortevole in un buon hotel di taglio occidentale con camere ampie e ben attrezzate.
La meta è Bukara e dobbiamo percorrere circa km 450 attraverso una zona non popolata e pressoché desertica.
Le strade sono larghe, diritte, con poche curve, lastricare in cemento (l’asfalto si deteriora con il gran caldo estivo), non sempre in buone condizioni e gli ammortizzatori del pullman ne risentono; il traffico è prevalente costituito da enormi camion per trasporto merce; il limite di velocità è di 100 km/h e tutti lo rispettano.
Ogni km 100 ci sono aree attrezzate con servizi igienici, mini market e distributori di propano, metano, diesel e benzina.
Fa molto caldo, si sfiorano i 36°.
Il panorama è monotono ma siamo nel deserto e lo spettacolo è fornito da ciuffi di arbusti verdi e un panorama uniforme del nulla.
Il commercio è fantasioso: nell’area di servizio arriva una grossa macchina e dal bagagliaio emerge una quantità enorme di scarpe da vendere ai turisti.
Sono le 16,00 e arrivati in Bukara, prima di andare in hotel, la guida ci porta nella piazza principale Reghistan e nel quartiere ebraico ci indirizza nell’immancabile negozio di artigianato di sete e ricami.
Finalmente andiamo in hotel che si presenta di ottimo livello con camere spaziose e servizi di adeguato livello.
Dopo cena, ancora in forza fisica, torniamo al Reghistan per le foto con i monumenti illuminati e osservare curiosi le famiglie con bambini che affollano la grande piazza, mangiano, bevono e godono il piacevole clima della serata.
Il sabato si preannuncia caldo, secco con il cielo limpido.
Si parte per la visita di Bukara (240.000 abitanti) che annovera quasi 200 edifici di rilievo storico e architettonico ed è famosa per la produzione di tappeti di cotone, seta e lana apprezzati nel mondo.
Visitiamo la fortezza Ark con le mura con torri coniche create con un impasto di argilla e paglia e definite “ad onde”, il Reghistan, la Moschea Kalyan, il Mausoleo Ismail Samani, la Madrasa Modari Khan, la Madrasa Mir-i- Arab, la Madrasa Adbul Aziz Khan e il Bazar Toky Zargaron un negozio di tappeti con esposti migliaia di tappeti con prezzi 200 a 20.000 euro.
Il pranzo è caratterizzato dalle solite verdure cotte la focaccia fritta, gli spaghetti al ragù di pecora e una torta di carote.
Nel pomeriggio, oltre alle Madrase sparse per il centro cittadino, assistiamo a uno spettacolo di danze e musiche locali con strumenti musicali tipici e con intervalli di sfilate di abbigliamento locale.
Dopo la cena su una terrazza, godiamo il centro cittadino con i monumenti illuminati e tonificati da un clima delizioso.
Si prosegue il giorno dopo per Shakhinsabz (143.000 abitanti), luogo di nascita di Tamerlano.
E’ distante km 300 in pullman e non percorriamo l’autostrada per Samarkanda ma una strada nazionale non molto ben messa attraversando una zona pianeggiante con tanti piccoli villaggi di contadini, con terreni coltivati, tante mucche e capre al pascolo.
Andiamo verso la montagna e i campi sono sempre più verdi e popolati.
Per pranzo siamo a destinazione e, dopo aver mangiato, con 35° visitiamo il palazzo bianco Ak-Saraj che doveva essere, nelle intenzioni, la costruzione più grandiosa dell’impero di Tamerlano (Amir Timur lo zoppo) ma che è invece rimasta incompiuta a causa della sua morte avvenuta nel febbraio 1405 a 69 anni.
Doveva essere alta 150 metri per essere giudicata dai nemici come una grande manifestazione di potere ma ci si è fermati a 80 metri.
Proseguiamo per il grande monumento a Tamerlano posto in un bellissimo parco.
Si prosegue per Samarkanda che dista ancora km 100 e occorrono altre tre ore di pullman.
Il tempo per una doccia e una cena e subito dopo fuori a fotografare la più bella piazza dell’Uzbekistan che è un colpo al cuore.
La passeggiata merita la fatica anche per verificare quanto sia cosmopolita la città: strade larghe molto trafficate, gente locale ovunque e ristoranti affollati: sembra di essere a Rimini a ferragosto.
Una particolarità: il 90% delle vetture in circolazione sono Chevrolet e la maggioranza di colore bianco (assorbe meglio il calore).
Alla sera la piazza è chiusa ai pedoni e la si può fotografare da una terrazza.
La partecipazione del nostro gruppo alla visita serale è totale.
E’ già lunedì, il tempo vola, siamo stanchi ma determinati a vedere tutto quanto ci offre l’Uzbekistan.
Siamo a Samarkanda (624.000 abitanti), la famosa città della seta e la capitale dell’impero di Tamerlano.
La prima tappa è la piazza del Registan, oggi aperta al pubblico e l’impatto è notevole.
E’ decisamente la più bella piazza del paese, con due matrase contrapposte e la terza di fronte ancora più sfarzosa, tutte costruite per ricordare i parenti del conquistatore.
Si prosegue con la visita della Moschea Bibi Hanin e poi si va a pranzo.
Nel pomeriggio si visita un piccolo villaggio specializzato nella produzione di carta ricavata dal gelso (pregiata in quanto resiste nel tempo e non è intaccabile da insetti) e poi visitiamo il mausoleo del nipote di Tamerlano, famoso astronomo.
Finiamo la giornata con la visita della Necropoli di Shaki Zinda, cimitero delle favorite della famiglia di Tamerlano.
Fa molto caldo  (36°) e salire i 40 scalini per raggiungere le tombe è faticoso ma ne vale la pena: le costruzioni, circa 20, sono superbe, con maioliche scolpite con disegni in oro.
Mancano km 300 per raggiungere Taskent e in pullman imbocchiamo l’autostrada.
Il panorama è di campi coltivati a cotone, frumento, viti e meli e all’orizzonte le montagne e piccoli villaggi.
Ci sono 34°.
Nota caratteristica sono i grandi nidi delle cicogne appoggiati sui pali della corrente.
Se ne contano a decine.
Più ci si avvicina alla città e più il traffico aumenta; le case sono a più piani.
Taskent è la capitale con 2.400.000 abitanti, è una metropoli che può essere considerata quasi occidentale: grandi parchi; grattacieli con architetture innovative e una moderna metropolitana rimasta segreta fino al 2018!!!.
E poi ancora enormi palazzoni a nove piani di costruzione russa, la maggior parte ben tenuti e alcuni con necessità di manutenzione.
Poi un fiume di gente attiva che va al lavoro.
Riusciamo a gustare il famoso Plov, il piatto più tipico della cucina uzbeca: riso pilaf bollito con verdure cotte, uva sultanina e carne di montone cotta al vapore.
Il tempo di un piccolo relax e via a visitare il museo Moye Mubarek che conserva uno dei 5 manoscritti originali esistenti del Corano.
Si continua con la Madrasa Barak Khan e poi si visita fuori porta al grande Bazar Chorsu: un’enorme cupola verde che ospita il mercato alimentare nella parte inferiore e nella parte superiore solo i prodotti alimentari secchi.
E’ l’ultimo giorno a Taskent e in Uzbekistan e lo dedichiamo alla visita della grande statua di Tamerlano a cavallo (il cavallo ha la gamba sinistra alzata a dimostrare che il condottiero è stato ferito in battaglia) e alla fermata della metropolitana dedicata al poeta Alisher Navoj che è la più rappresentativa: un grande corridoio con il soffitto a volte affrescato nei colori bianco, azzurro e blu  e una folla esagerata di persone che prendono le carrozze che transitano ogni tre minuti.
Usciti proseguiamo verso la piazza dell’Indipendenza (Mustaqillik maydoni), utilizzata per le grandi parate attraversando un grande parco fino alla Tomba del Milite Ignoto con una struggente statua di una madre che ha perso un figlio soldato, per arrivare a una grande piscina con fontane d’acqua, di lato sullo sfondo un globo d’ottone dorato (prima c’era una statua di Stalin).
Si prosegue verso il teatro nazionale ammirando una sontuosa residenza della famiglia Romanov.
Sono le 11,30 e dobbiamo andare in aeroporto: il viaggio è finito ma nella memoria resterà per molto tempo a testimoniare la bellezza di quanto abbiamo potuto ammirare.
Bruno Giavarini

Ritorna
Foto
Immagine

SITO

Home
Bacheca
​Eventi e viaggi
Giornalino
Galleria fotografica
​Documenti
​Contatti
​Policy privacy



IMPORTANTI

Bacheca
Contatti


MAIL

Design  L.Penzo
​[email protected]
  • Home
  • BACHECA
  • Giornalino
  • Eventi e viaggi
  • Galleria
  • Contatti
  • Documenti