• Home
  • BACHECA
  • Giornalino
  • Eventi e viaggi
  • Galleria
  • Contatti
  • Documenti
  MACCHÈ ANZIANI D'EGITTO!!! CMTE SEGRATE

​​
​
GIORNALINO

Articoli del giornalino n.1/2026 - Gennaio/Febbraio

Scarica il giornalino completo ( in formato pdf)
Vai all'Archivio giornalini (in pdf)
Leggi on line i giornalini precedenti

Foto

Foto
Dinanzi al cuore di Gesù
 
Il 24 ottobre Papa Francesco ha pubblicato l’enciclica “Dilexit nos – sull’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo”. Nell’enciclica la devozione al Sacro Cuore di Gesù viene spiegata e approfondita alla luce delle Scritture e delle esperienze di santi e mistici nella Chiesa. La riflessione di Francesco si sviluppa poi su due direttrici: l’esperienza spirituale personale e l’impegno comunitario e missionario.
Il nostro cuore ha due movimenti fondamentali: diastole, in cui si rilassa e si riempie di sangue, e sistole, in cui si contrae pompa il sangue nelle arterie.
Analogamente si può dire per il nostro rapporto con Gesù: un momento in cui, cuore a cuore, riceviamo la vita come puro dono e un momento in cui quest’amore si riversa su chi ci è accanto. In sintesi, ricevere il dono della Vita per essere altro dono nella vita.
Meditando l’enciclica è scaturita una domanda: quale spazio ha avuto e ha Gesù, il suo amore, nella mia vita?
Mi sono ricordato l’esperienza che ho vissuto a fine ottobre del 2009 a Paray le Monial, il luogo dove alla fine del XVII secolo Gesù apparve a Maria Teresa Alacoque e nacque la devozione al Sacro Cuore di Gesù, come la conosciamo oggi. In particolare mi trovavo a Paray per un ritiro spirituale di comunità carismatiche provenienti da Francia e Italia.
Dal diario di quei giorni ho scelto due brani che ben illustrano i due movimenti del cuore.
Lasciarsi amare. Posare il capo, come Giovanni, sul petto di Gesù, e trovare riposo nel suo amore.
Svuotati di noi stessi, penetrare e perderci nel mistero del suo amore, per farci condurre dove lui vuole. Per poi tornare in noi stessi e scoprire territori dell’anima inesplorati, profondità di luce e abissi di tenerezza. Infinito bisogno d’amore che svuotato di sé incontra l’Amore.
La vita passa attraverso questi due momenti: il dono di sé, lo svuotarsi, e il ricevere il Dono. Quanto più siamo capaci di svuotarci, tanto più grande è il Dono. Perché la scintilla divina, l’anima, è a misura di Lui e si sazia solo in Lui, nella Trinità.
La sera prima della partenza ci siamo ritrovati nella Cappella delle Apparizioni per la consacrazione di ogni comunità al cuore di Gesù. Mi è stato chiesto di andare sull’altare, come rappresentante della mia comunità. Li ho aperto la Bibbia e ho letto questa parola: << Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: la messe è abbondante, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe! (Lc 10, 1-2) >> La medesima Parola, nello stesso momento, è stata donata alle comunità di lingua francese. Dio tocca prima il cuore, lo infiamma, poi illumina la mente, fortifica la volontà. Allora non pensi più in rapporto a te, ma alla comunità. Il cuore sobbalza nell’ascoltare le sue Parole e dici: è proprio così ! L’esperienza si è scritta profondamente nel mio cuore, si è fatta carne. Essere Parola di Dio, come Maria nel Magnificat.
Diastole e sistole. Il cuore batte, il sangue scorre nelle arterie e ci mantiene vita, anche se non ce ne accorgiamo. Così l’amore di Dio in noi.
E’ questo amore che, in questi tempi di guerra e desolazione, siamo chiamati a donare al mondo.
 
Pietro Pinacci
​​

Foto
Foto
Foto
MORIMONDO E ABBIATEGRASSO
 


Sabato 20 ottobre con un bel gruppetto di amici siamo partiti per la prima uscita del nostro anno sociale che, come di consueto, ci ha portato a visitare una chiesa, un santuario o un’abbazia.
Quest’anno è stata scelta l’Abbazia di Morimondo per poi concludere la giornata con una visita culturale ad Abbiategrasso.
Inizialmente la giornata era stata organizzata con una Messa celebrata dal nostro sacerdote Padre Franco ma poche settimane prima di questa gita lo stesso è stato trasferito ad altra parrocchia e quindi il nostro esperto lettore, Armando, dopo averci fatto recitare qualche preghiera, ci ha letto un brano di Papa Francesco che era stato scelto da Pietro: una bella collaborazione!
Dopo questo momento di riflessione, con la guida locale, abbiamo iniziato la visita.
L’Abbazia, fondata nel 1135 da monaci cistercensi provenienti dalla Francia, è una vera perla architettonica e rappresenta un capolavoro di arte romanico-gotica che ancora oggi affascina e incanta.
Abbiamo avuto l’impressione di essere immediatamente avvolti da un’atmosfera di quiete e solennità.
La luce soffusa che filtrava attraverso le vetrate policrome illuminava le eleganti colonne che sorreggono le volte a crociera.
Molto interessante è risultato il prezioso coro ligneo, finemente intagliato e intarsiato, dove i monaci un tempo si riunivano per la preghiera.
La visita è poi proseguita con il Chiostro e l’affascinante Scriptorium dove i monaci si dedicavano alla copiatura e decorazione di manoscritti con testi sacri e profani.
Alla fine della visita ci siamo recati in un ottimo e vicino ristorante dove abbiamo pranzato in compagnia all’interno di un bel cortile.
 
Nel pomeriggio abbiamo incontrato Mauro, brava guida, che ci ha condotti alla scoperta della città di Abbiategrasso col suo centro storico impreziosito dal Castello Visconteo; dal Borgo Antico del X sec. coi cortili medievali e le chiese sconsacrate; dalla Basilica di Santa Maria Nuova col Pronao bramantesco e il quadriportico rinascimentale; dalla Piazza Marconi coi suoi portici storici e dal Palazzo del Municipio.  
All’interno del Castello Visconteo si trova la sede della biblioteca civica inserita nelle sale affrescate.
 
Alla fine della visita del centro storico abbiamo avuto la possibilità di un breve tempo libero e una sosta alla storica pasticceria Besuschio, top 10 in Italia con più di 150 anni di storia.
Imperdibile è stato il tradizionale Besuschino a cui abbiamo abbinato un pasticcino very good quale perfetta conclusione di una bella giornata trascorsa con amici per inaugurare le attività del nostro anno sociale.
Ornella Meroni

 

Foto
Foto
I REGALI SOLIDALI DI CARITAS

 Anche quest'anno è arrivato l'immancabile appunta-mento con il Black Friday... ma è davvero immancabile?
 
Di sicuro nel mese di novembre l'etichetta del black viene applicata al venerdì, alla settimana precedente, a tutto il mese, arrivando a volte a sconfinare anche prima di Pasqua, delle vacanze estive, dell'apertura delle scuole. 
 
Un'inflazione di promesse, sconti memorabili, occasioni da non perdere che dovrebbe portarci a una riflessione sulla società degli oggetti nella quale siamo immersi e della quale sembra non riusciamo a fare a meno.
 
Dopo un’abbuffata di acquisti, davvero ci sentiamo più felici? 
 
Certamente siamo più carichi di cose da tenere nelle nostre abitazioni, da regalare per riempire case di altri, da restituire se non ci soddisfano o da rivendere in futuro su siti di seconda mano, anche per lavare un po’ la nostra coscienza ecologica (“così non finiranno in discarica” pensiamo subito, ma purtroppo in discarica prima o poi ci finiranno).
 
Ogni volta che ci rechiamo alle diverse piattaforme ecologiche, troviamo lunghe file di automobili ed enormi cassoni pieni di oggetti.
 
Guardando tutti quei cumuli, speriamo che non finiscano in qualche inceneritore (e quindi anche nei nostri polmoni) o in qualche Paese povero divenuto la pattumiera del primo mondo, ma che invece possano dare vita a qualcosa di nuovo (anche se, alla fine, saremo sempre noi a ricomprarlo).
 
Forse un modo migliore per investire il nostro denaro in queste giornate di shopping compulsivo c'è... perché le cose veramente importanti in questa nostra vita terrena alla fine non sono cose, ma sono relazioni, emozioni, sentimenti.
 
Fare del bene a qualcuno suscita reazioni positive nel nostro cervello, ci fa sentire utili e importanti per chi non conosciamo e forse non conosceremo mai, ma che grazie a noi sarà riuscito ad arrivare alla fine del mese, avrà evitato di dormire in strada o potrà mangiare, almeno una volta al giorno, un pasto caldo.
 
I nostri Regali Solidali sono proprio questo: un pensiero a una persona cara che in realtà è un piccolo o grande aiuto a chi soffre per donare un sostegno alle persone che quotidianamente bussano alla porta dei servizi Caritas perché sole, dimenticate e spesso accompagnate da un profondo senso di sconfitta.
 
Anche quest'anno vorremmo proporre i Regali Solidali di Caritas Ambrosiana sperando che anche lei, almeno in parte, la pensi come noi e che ci possa aiutare a continuare quell'opera di prossimità con chi vive in povertà e che vorrebbe soltanto avere una vita normale.
 
Per fare un Regalo Solidale è possibile visitare il nostro sito https://regalisolidali.caritasambrosiana.it e quindi  scegliere di donare un pasto, un’accoglienza notturna o una spesa a nome di una persona cara. 
 
Grazie.
 
Caritas Ambrosiana
​

Foto
SOTA I PAL DE SAN MARTIN
 
A Segrà se sufegava,
del calur a se brusava,
sem vegnù a cercà el freschìn
sota i Pal de San Martìn.
 
A sem chi quatter vegètt
Che ghe pias giugà ai bucètt
O pasà una quei ureta
Setà sura una pancheta
 
Per pasà ben la giurnada
Incoeu fèm la caminada
Ed andèm tutti pian pian
In sul ponte tibetàn.
 
E poeu prima de andà in Iètt
A se gioeuga cui masett
E vardè, che roba strana,
pussè brava l'è l'Ivana.
 
Un bel dì per caminà
Tutti al maso sem andà
A mangià un bel pulentìn
Cont i fung ed i custìn
 
Ma che bela cumpagnia
me rincress propi andà via
restaria ancamò un cicin
Sota i Pal de San Martin
​
Giuseppe Esposito

Foto
Foto
Natale in Ticino
 
Sotto una pioggerellina noiosa e con un lieve ritardo del pullman, siamo partiti con destinazione Bellinzona.
Alcuni di noi riconoscono i tragitti ma ammettono di essere stati solo di passaggio.
Il transito alla dogana, chissà perché, mette sempre una leggera apprensione, ma noi scivoliamo via. 
Avvicinandoci a Bellinzona vediamo i tre castelli messi a difesa della valle: Castel Grande è veramente imponente con mura poderose su base di roccia e merlatura ghibellina.
Prima feudo papale e poi proprietà dei Visconti e degli Sforza, si spiega così il suo forte legame con la Lombardia.
Siamo saliti sugli spalti di questo castello di origine medioevale e abbiamo ammirato la cinta muraria. 
Lo sguardo domina tutta la città.
La corte è molto spaziosa e ci ha permesso di girovagare ammirando le due fila di mura merlate, con le due torri, Bianca e Nera in base ai colori del materiale utilizzato (ecco ottimi sfondi per fotografie).
Possiamo immaginare che dal castello partisse la “Murata” a bloccare la valle, distrutta da una grande frana nel 1600.
Scendendo abbiamo fatto una tranquilla passeggiata in città, soffermandoci con piacere fra le viette del centro storico e abbiamo ammirato gli scorci fino alla piazza della Collegiata, la cui visita ci ha permesso di apprezzare lo stile rinascimentale e di sederci qualche minuto ad ascoltare la guida.
Ci ha colpito la pronuncia ticinese, cantone di lingua italiana, come i Grigioni, in quanto simile al brianzolo.
All’ora di pranzo ci siamo accinti a scegliere fra i vari bar e tavole calde.
C’era una discreta affluenza, ma chi ci ferma?  Siamo riusciti tutti a trovare un tavolino, una sedia, una pizza, un panino e anche a riposarci.
All’ora stabilita siamo poi partiti per Lugano che ci ha accolto con luci e colori.
Indubbiamente è una città chic e un po’ snob.
Gentili ma distaccati i commercianti nei negozi e nei bar, più alla mano nel mercatino molto addobbato e piuttosto costoso. 
E poi il lago: questo lago che unisce due nazioni e che in questa stagione è plumbeo, ma tranquillo e pacificante.
La meraviglia di Lugano è la Chiesa di Santa Maria degli Angioli, edificio tardo romanico che custodisce il più famoso affresco rinascimentale della Svizzera che occupa l’intera navata della chiesa.
Le magistrali spiegazioni della guida ci hanno permesso, oltre che di apprezzare l’opera di Bernardino Luini, discepolo di Leonardo, anche di riflettere sulla Passione e Crocefissione.
Il grande affresco si caratterizza per la vivacità della scena che presenta un tripudio di personaggi: oltre 150 sono le figure in movimento. 
Degni di ammirazione sono il dipinto dell’Ultima Cena e l’affresco della Madonna con Gesù Bambino e San Giovannino, sempre del Luini. Queste opere adempiono pienamente allo scopo dell’Arte Sacra: conoscere, imparare e meditare.
Non è possibile, anche se risaputo, non ammirare lo scorrere ordinato del traffico e la mancanza di auto parcheggiate. Come si è sempre saputo tutto si svolge con ordine e meticolosità che ammiriamo ma non sappiamo riprodurre.
Rieccoci sul puntualissimo pullman, allietati dai prossimi programmi illustrati da Ornella, che ringraziamo di cuore, naturalmente insieme a Giorgio.
 
Elide Rattellini

Foto
​Abbiamo trovato interessante questo bell’articolo scritto per il compleanno di due anni fa di Padre Angelo e pubblicato sul sito di Radio Visual Station di Lecco (https://www.leccofm.it/), alla quale vanno i nostri ringraziamenti.
 
PADRE ANGELO CUPINI.
UN’AVVENTURA DI FEDE E VITA

Padre Angelo Cupini, sacerdote clarettiano, anima dell’esperienza della Comunità di via Gaggio e della Casa sul Pozzo, a Lecco si è sempre posto come punto di riferimento per coloro, sia laici che credenti, desiderano riflettere sulla realtà e cercare, nelle pieghe del quotidiano, un senso.
 
In questi decenni, padre Cupini è stato al fianco dei giovani segnati dalla sofferenza, dalla tossicodipendenza, dal disagio sociale, dalla ricerca di un’identità. Offrendo un luogo, una “casa”, nella quale i ragazzi possano ritrovare la propria dignità.
 
In occasione del proprio compleanno, padre Angelo Cupini, con una lettera, ha riflettuto sull’impor-tante traguardo.
 
“Ho più vita alle spalle che avanti. Rendo grazie per questa lunga vita, un regalo partito dai miei genitori e accompagnato da tanti quotidianamente. Sono in debito con tutti. È stato utile viverla e ne è valsa la pena anche nei tempi vuoti e faticosi. Il motivo non è perché è andata bene ma perché ho sperimentato la misericordia e la lealtà di Dio. Tutti mi hanno rivelato il Dio della libertà, della gratuità e della misericordia, da lui mi sono sentito chiamare alla responsabilità nei confronti dello straniero, del povero, di ogni uomo. La mia è stata un’avventura, ricca sempre di nuovi volti e di nuove visioni; tutto è stato più grande del sogno iniziale o dei miei desideri”.
“Una delle volte che sono andato a Taizé, entrando nella chiesa della riconciliazione, mi è venuta incontro la frase: Dio è più grande del nostro cuore; egli non ci condanna. È stato l’augurio che mi ha accompagnato in tutti questi anni. Dio non è stato un peso che mi ha schiacciato e io non mi sono sentito un dispensatore di buoni consigli, ma un fratello che si è messo all’ascolto dell’altro”.
“La parola accolta dei miei fratelli (grido, pianto, urlo, gioia, abbraccio) è stata la strada che ho percorso. Oggi ho la percezione di aver fatto una storia con Dio, questa è la mia avventura. Non mi ha reso forte o potente ma solo un fratello che resiste con altri uomini. I miei anni sono storia e vita, non è stata l’effervescenza giovanile o la voglia di futuro a sostenermi, ma il bene che mi è stato riversato. Non mi sento migliore di nessuno, so solo che il Signore ha continuato a salvarmi attraverso la vicinanza delle persone; per questo mi sento grato a tutti. Quello che ho di fronte, per come sarà, sarà certamente meglio di quello e di quanto ho vissuto. Oggi ho molto più debiti che nel passato. Il male mi interroga. Sento tutte le cose ad un livello più profondo e divento più silenzioso e abitato; mi piace contemplare la vita, mia e quella degli altri, dei territori, del mondo. E’ importante questa percezione di solitudine perché dice lo spazio della possibilità, della libertà; sperimento di essere più fragile e vulnerabile. Arrivare a 80 anni e sperimentare che non devo fare nulla, devo ridiventare il bambino che gioca con la vita e accostarsi sempre di più alla volontà di Dio che è la vita dell’uomo. Mi sento come uno che ha perduto tutti gli aggettivi e pensa solo alla parola che comunica e che dice fedeltà alla vita. Mi sento nella logica di sostenere le vite, quella di ognuna/o. C’è un desiderio di trovare unità e di offrirla a tutti. Questa unità non viene da una geometria del bello e dell’ordine, ma è come attirata dall’unica cosa necessaria nella vita, il faccia a faccia con Dio. Ora di fronte alla mia persona si sviluppa la visione del limite. Non sono solo i limiti fisici e psichici a indicarli; significa che ho di fronte l’evento più misterioso e fondamentale: la morte. Questo pensiero mi sta accompagnando da diversi anni; mi fa accogliere la realtà di ogni giorno, la riduzione delle possibilità e la finitezza, ma anche la porta che si spalanca per entrare nel dialogo misterioso dell’al di là”.




Foto
Picture
LA FARFALLA NERA

Nel maggio scorso presso la sala teatro della parrocchia di Sant’Ambrogio ad Fontes, dopo circa un ventennio dalla sua ultima apparizione, la Compagnia Filodrammatica del Villaggio è tornata a farsi vedere mettendo in scena il medesimo copione con cui aveva chiuso l’ormai lontana fase precedente.
Occorre dire che il nostro pubblico deve avere avuto una pazienza infinita ma, evidentemente, anche una buona memoria perché è accorso in modo impensabilmente numeroso tanto che a sala già piena, è occorso posizionare altre decine di sedie raccolte nelle varie aule della casa parrocchiale per far fronte a tutti i presenti.
Devo dire che la cosa ha sorpreso per primo me ma anche che mi ha fatto un enorme piacere, all’aprirsi del sipario, vedere un pubblico così numeroso che, già con la sua presenza, ci aveva ripagato delle tante serate passate a provare e riprovare le varie scene.
La commedia, per di più in dialetto milanese (non certo lingua madre di parte degli interpreti), è comicissima ed è ambientata negli anni cinquanta in un caseggiato di ringhiera della zona di Porta Ticinese dove anche i personaggi sono fortemente “tipicizzati”: alle sorella Bonfanti (interpretate da Laura Carbi ed Elisa Vigevano) si affiancano i “vicini” di casa come il Carletto Manzoni, detto Camula (Roberto Finazzi) e il ragionier Ginetto Brina (Maurizio Besozzi) e, soprattutto, l’immancabile portinaia Maggiolina (Roberta Araldi). 
Il pubblico si è molto divertito e ha generosamente più volte applaudito sia durante lo spettacolo che alla fine dello stesso mentre per il critico regista (che scrive) alcune piccole incertezze e/o indecisioni non sono andate del tutto a genio.
Devo però dire che alla fine sono stato molto contento anch’io soprattutto per due aspetti: in primis perché ho visto coronarsi un lavoro veramente di gruppo e quando parlo di gruppo non penso solo agli attori e alla regia ma anche a tutti coloro che in vari modi hanno contribuito alla buona riuscita della serata; penso agli amici e amiche che ci hanno aiutato a procuraci il trucco, il parrucco, i costumi, etc… ma anche il montaggio del sipario e delle quinte, i mobili di scena con gli inerenti pesanti traslochi e tutta l’oggettistica necessaria (che negli anni ’50 del secolo scorso era ben lontana dalle attuali disponibilità e oggi quindi ben difficile da reperire) nonché le due fantastiche “maschere” all’ingresso.
Il secondo motivo per cui sono rimasto contento è stato perché abbiamo avuto l’occasione di sostenere con le buone donazioni ottenute le necessità parrocchiali ma anche e soprattutto per ricordare (e ringraziare con un lungo applauso) tanti cari amici che erano con noi nella scorsa edizione e che lo spettacolo lo hanno seguito quella sera di maggio da lassù.
Terminate le fatiche degli smontaggi e le serate a commento dell’accaduto, era già tempo di ferie ma al rientro ci sentivamo in debito con la parrocchia di Santo Stefano e quindi abbiamo ripreso le prove e all’inizio del mese siamo stati ospitati dalla bellissima sala del Cinema Teatro di San Felice dove abbiamo replicato davanti a un pubblico non numerosissimo ma ugualmente competente ed entusiasta.
Molti i complimenti ricevuti per un’interpretazione collettivamente senza errori o sbavature ma con qualche “calo” di tensione in un paio di momenti topici.
Beh, se sono riuscito almeno un poco a incuriosirvi, se qualcuno ancora non ha visto la nostra Farfalla Nera o se pur conoscendola vuole divertirsi di nuovo, ecco il lieto annuncio che fa per voi: il 14 aprile 2026 saremo in scena al Teatro di Cascina Commenda.
Vi aspettiamo!!!
Antonio

​

Processo all’umanità
 
Domenica 30 novembre in un pomeriggio uggioso cosa poteva esserci di meglio se non andare a teatro ad assistere a un musical divertente con canzoni che piacciono a noi?
E’ andato in scena, con ricavo destinato al nostro movimento della terza età, lo spettacolo “Processo all’umanità” presentato dagli "Squinternati di Segrate" e già proposto una prima volta nel 2011.
Si tratta di un musical farcito di situazioni comiche oltre che di canzoni interpretate dal vivo e di balletti con l'ausilio della scuola di ballo Inkantus. Viene narrato un fantasioso episodio in cui gli dei dell'Olimpo si interrogano sull'utilità di far proseguire a vivere o meno l'umanità che ormai per molti versi sembra aver intrapreso un viaggio senza ritorno verso il declino morale.
Alla fine Giove emette una sentenza che fornisce, all'interno del suo soliloquio rivolto agli umani, degli spunti importanti su cui riflettere.
Non prendiamo sottogamba il suo monito.
Grazie agli Squinternati, al regista e protagonista Fabio Casartelli e a tutti gli attori-cantanti che ci hanno fatto trascorrere qualche ora divertente e spensierata, pur con una importante riflessione finale.
O.M.


Foto
E ORA…

​UN PO’ DI UMORISMO!

  
 
 

Questa volta ecco qualche battuta divertente…
 
Buongiorno parlo con la telecom?
Sì, in cosa posso esserle utile?
No, niente. Oggi non avete chiamato per ora di pranzo e mi ero un po’ preoccupato.
 
Salve vorrei aprire un conto cointestato.
Cointestato con chi?
Con qualcuno che abbia molti soldi,
 
Non importa quanto è evidente la scritta APRIRE QUI, la noterai sempre e solo dopo avere già aperto la confezione in modo brutale.
 
Io amo Dante, follemente. Anche perché mi ha insegnato “vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole, e più non dimandare”, che è la più bella perifrasi mai sentita per dire a uno: “Fatti i cavoli tuoi”.
 
E’ chiaro che i tizi seduti ai tavolino del bar alle 11 del mattino sanno qualcosa su come ci si guadagna da vivere che noi non sappiamo.
 
Il fumo uccide, ma anche certe ascelle non scherzano.
 
Su alcune persone dovrebbero mettere quella scritta che c’è sui surgelati: L’immagine potrebbe essere diversa dal contenuto.
 
In ogni scatola di Orzobimbo c’è una tragica storia di cereali che invece potevano diventare birra.
 
Volevo dire alla zanzara che mi ha appena punto di non mettersi alla guida.
 
Ieri notte mentre ero a letto è entrato un ladro in casa in cerca di soldi. Mi sono alzato e ho cercato insieme a lui.
 
Scusi per andare al cimitero dove devo prendere l’autobus?
In faccia.
 
Ci scambiamo il numero di telefono?
No grazie, mi trovo bene con il mio.
 
Voi che odiate Gigi D’Alessio sappiate che io devo la vita a lui. Il 9 marzo 2012 dopo essere stato in coma per 2 mesi in seguito ad un incidente stradale l’infermiera accese la radio e c’era una canzone. Cosi mi sono dovuto risvegliare per spegnere la radio.



Foto
Immagine

SITO

Home
Bacheca
​Eventi e viaggi
Giornalino
Galleria fotografica
​Documenti
​Contatti
​Policy privacy



IMPORTANTI

Bacheca
Contatti


MAIL

Design  L.Penzo
​[email protected]
  • Home
  • BACHECA
  • Giornalino
  • Eventi e viaggi
  • Galleria
  • Contatti
  • Documenti