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  MACCHÈ ANZIANI D'EGITTO!!! CMTE SEGRATE

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GIORNALINO

Articoli del giornalino n.2/2026 - Marzo/Aprile

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Eleazar il ragazzo dei cinque pani e dei due pesci
 
Quando vide che il tramonto stava dipingendo di viola le nubi, Eleazar si accorse di averla fatta grossa!!!
Che cosa avrebbe detto a casa?
Gli avrebbero creduto?
Ma soprattutto che cosa avrebbero mangiato quella sera il babbo e la mamma e i suoi piccoli fratellini?
Fu quest’ultimo pensiero a spingerlo verso i dodici canestri allineati accanto a un pozzo abbandonato.
Vuoti!!!
Vuoti anch’essi come la sua bisaccia che sentiva pendergli sul fianco floscia come un pensiero inutile.
La sua bisaccia che poche ore prima conteneva un tesoro: cinque pani e due grandi pesci essicati.
Che cosa era successo?
Perché si era prestato con tanta spontaneità, lui (l’unico che avesse con sé un po’ di cibo) a quell’incredibile gioco a cui aveva assistito con stupore, gioia ed emozione sino a dimenticare lo scorrere del tempo?
Stentava ancora a raccapezzarsi in tutto quel susseguirsi d’eventi: la richiesta del suo prezioso cibo da parte dei discepoli di Gesù, il suo sì immediato e poi il movimento continuo della mano del rabbi nell’estrarre dalla sua bisaccia quel che non poteva contenere: migliaia di pani e migliaia di pesci a saziare migliaia di persone tra le quali si era infilato anche lui, quasi per caso, per curiosità, per udire parole che solo in parte aveva capito ma che gli erano scese nel cuore come il più squisito dei cibi!
E poi quell’allegro mangiare in gruppi a forma di aiuole di cinquanta persone rese un po’ ebbre dall’abbondanza del cibo spirituale e di quello materiale al punto che il rabbi, vedendo lo spreco dei rifiuti sparsi sull’erba, aveva ordinato di raccoglierli in dodici ceste.
Tutto straordinario, incredibile, quasi magico!
Ma la conclusione?
Lui, che pure si era saziato, aveva completamente dimenticato i suoi cinque pani e i suoi due pesci.
Ce n’erano talmente tanti!!!
Ce n’erano, appunto …
Ma adesso che tutti se n’erano andati anche i cesti degli avanzi erano stati svuotati e lui era costretto a tornare a casa a raccontare cose dell’altro mondo, però …
A Eleazar venne un groppo in gola, un grosso nodo di pianto e rabbia e diede un gran calcio all’ultimo cesto.
Vide così, acceso dall’ultimo raggio di sole, un piccolissimo lampo.
Gli si avvicinò: era un pesciolino grande quanto il suo mignolo che era rimasto incastrato nelle maglie del cesto.
Lo raccolse e fu allora che notò una formica tentare di trascinare una mollica di pane infinitamente più grande di lei.
Raccolse anche la mollica.
Forse a casa, mostrando quei minuscoli avanzi, avrebbe potuto meglio illustrare tutte le meraviglie a cui aveva assistito.
Ne era poco convinto Eleazar ma … tentar non nuoce!
Fu così che, lo avrete già capito, Eleazar trasse quella sera a casa sul povero tavolo disadorno, di fronte alle ghirlande di occhi dei fratellini e di mamma e papà, non uno ma centinaia di piccoli pesciolini e migliaia di briciole di pane fino a che il tavolo ne fu colmo fino al soffitto con i pesciolini che scivolavano per terra e ai piedi del tavolo si moltiplicavano anche gatti e galline facendo un gran chiasso!
Alla fine smise di affondare la mano nella bisaccia perché le dita gli dolevano: la luna era ormai alta e i fratellini dormivano per la grande abbuffata.
Mamma e papà continuavano a chiedergli di quell’uomo e di qual prodigio avesse fatto a lui, al loro figliolo generoso e distratto!
E lui non sapeva cosa rispondere, se non con un sorriso!
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Pietro Pinacci  ​​

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Catania e la Riviera dei Ciclopi a Capodanno
Diario di viaggio dalla Sicilia Orientale - Parte I
 
Adagiata tra lo Ionio e le basse pendici dell’Etna, Catania è la seconda città della Sicilia.
Lì è iniziata la nostra “vacanza di Capodanno” di quattro giorni con Maurizio, la nostra ottima guida, che ci ha immerso immediatamente nei fasti barocchi della città.
Si è partiti da palazzo Biscari, costruito sul terrapieno delle mura cinquecentesche, che ha come lato più interessante quello prospiciente la grande terrazza, decorata con putti e ghirlande. Proseguendo verso il centro storico, abbiamo attraversato la Pescheria cioè l’antico e folcloristico mercato del pesce, che ha rappresentato un percorso molto interessante per la varietà di pesci e molluschi esposti. Più avanti siamo entrati nel centro animato della città sulla piazza Duomo dove si affacciano la Cattedrale dedicata a Sant’Agata, il Palazzo del Municipio, la Porta Uzeda, il Palazzo Chierici e la via Etnea (che arriva fino all’Etna). Al centro della piazza è collocata la Fontana dell’Elefante, scolpita nel 1736 dal Vaccarini, che troneggia in un unico blocco di lava. L'elefante nano sul dorso porta un obelisco egiziano sormontato da un globo con croce ed è diventato il simbolo della città.
La facciata della Cattedrale ha una forte impronta barocca ma conserva dell’originaria struttura normanna (una fortezza) le tre absidi e il transetto. Maestosi l’interno a tre navate con cupola affrescata del 1700, la cappella dedicata al martirio di Sant’Agata e la tomba del Bellini. Molto interessante anche la visita alle Terme romane adiacenti la Basilica.
Catania risorse dalle ceneri dopo il devastante terremoto del 1693 che la distrusse e ha saputo reinventarsi assumendo l’aspetto barocco che ancora oggi possiamo ammirare.  Abbiamo proseguito in un percorso tra fede, storia e leggenda e, attraverso alcune affascinanti strade come via dei Crociferi e i suoi Monasteri, le piazze Stesicoro e Bellini, abbiamo potuto ammirare il monumento del famoso musicista, la cui musica ancora oggi ci affascina.
A Taormina, celebre in tutto il mondo per i suoi panorami e per la sua storia che il nostro bravo Maurizio ci ha raccontato con ricchezza di particolari. 
La cittadina, situata sulla costa e avvolta da una rigogliosa vegetazione sub-tropicale, ci ha colpito e interessato molto per il suo impianto urbanistico prettamente medievale.  Entrati in città da Porta Messina abbiamo percorso Corso Umberto su cui si affacciano tutti i bar, i negozi, le pasticcerie e i ristorantini conosciuti in tutto il mondo, come il Wunderbar, diventato ora Dolce e Gabbana, dove Liz Taylor e Richard Burton amavano sorseggiare i loro cocktail. Al centro del paese, in Piazza Duomo, una bella fontana barocca guarda la Cattedrale di San Nicolò e il Palazzo Comunale. Poco più avanti l’Odeon romano e la chiesa di Santa Caterina costruita a metà del XVII° secolo sopra i resti dell’Odeon romano.  La Torre dell’Orologio (ex Porta di Mezzo) e la chiesa di San Giorgio e San Giuseppe si affacciano sulla seconda piazza della città con il belvedere dal quale purtroppo non siamo riusciti a vedere molto a causa del brutto tempo.  
Notevole è risultato il Palazzo Corvaja, di struttura normanna con facciata merlata interrotta da bifore e costruita intorno a una preesistente torre araba, che fu sede del I° Parlamento Siciliano.  Molto bello anche il Palazzo del Cinema appoggiato sulla scogliera che si affacciata sul mare.  Purtroppo nel pomeriggio il tempo è peggiorato, tanto che il Teatro Greco-Romano, meta della nostra visita pomeridiana, ci si è presentato nel peggiore dei modi.  Eretto nel III°secolo a.C. dai Greci e poi ricostruito dai Romani nel II° secolo d. C., per dimensioni è il secondo teatro classico della Sicilia dopo quello di Siracusa e poteva contenere fino a 5.000 spettatori.
Risulta spettacolare per la sua posizione e dalle sue gradinate si gode una vista eccezionale sia sul mare che sul vulcano.  Purtroppo grazie alla pioggia battente e alla foschia non abbiamo potuto godere appieno della sua struggente bellezza che spazia da Giardini Naxos fino all’Etna.  Abbiamo terminato la visita passando di nuovo sotto la Torre dell’Orologio che ci ha permesso, dopo una breve discesa, di raggiungere il pullman per il rientro in hotel.
Susanna Rossini (continua…)

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Senza fissa dimora
 
Il Giornale di Segrate del 15/1/2026 riportava in prima pagina: “Dalle nonne di Redecesio 120 coperte per i senza dimora. Le hanno realizzate nell’arco del 2025 con lana riciclata, nell’ambito del progetto “Bottega del tempo.”
Seguiva a pagina 9 l’articolo di Laura Orsenigo che si concludeva con l’invito a: “regalare gomitoli di lana al Centro Anziani all’interno del Centro Civico di Redecesio in via Verdi, 28”.
Lodevole iniziativa meritevole di essere divulgata, tanto più che su “Vatican news” dello stesso giorno 15 gennaio 2026, c’era la notizia: "La strage invisibile: 414 le persone senza dimora decedute nel 2025.”
Tra le iniziative di supporto, trova spazio anche la Federazione Italiana Organizzazione per la "Rilevazione sulle Persone Senza Dimora" presentata dal presidente Alessandro Carta con un progetto importante e ambizioso che nasce per contrastare il problema di chi vive in strada.
Nello stesso articolo viene affermato che: “le cause di morte delle persone senza fissa dimora sono molteplici: dalle rigide raffiche invernali alle ondate di calore estive; dalle problematiche sanitarie alla mancanza di cure tempestive; dagli incidenti ai suicidi, spesso legati a condizioni di grave isolamento e abbandono sociale.”Veniva altresì riportato che “dei morti in strada il 56,5% sono stranieri” e che “l'età media si aggira intorno ai 46,3 anni.”Inoltre si informava che: “l'area più colpita dai decessi rimane il Nord Italia con il 29% nel Nord-Ovest e un 19,7% nel Nord-Est a seguire poi il Centro con il 26%, il Sud con il 17% e le Isole con l'8,3%. Roma e Milano, a livello di città, conquistano il primato negativo. Questo non è più un fenomeno esclusivamente da grande metropoli: le morti riguardano province, piccoli comuni, territori meno visibili e quindi anche meno attrezzati.
Enrico Sciarini​

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 Brera e la Basilica di San Simpliciano
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Il quartiere di Brera è uno dei più caratteristici e vivaci della città con il suo intrico di vicoli e piccole piazze, fra gallerie d’arte e antiquari, in un susseguirsi di ristoranti e locali dove artisti e intellettuali si ritrovano per chiacchierare e scambiare opinioni.
Il nostro viaggio nella bellezza inizia: entriamo dal maestoso portale della Pinacoteca, al centro del cortile si erge la statua di Napoleone raffigurato dal Canova che sembra un dio con la Vittoria Alata in mano.
Oggi, però, non è la Pinacoteca che dobbiamo raggiungere ma l’Orto Botanico ricco di piante officinali rare. 
La visita all’interno dell’Orto dura circa mezz’ora ed è molto interessante: un luogo dove arte e orto si incontrano e una ricca collezione di piante medicinali forma un percorso di “Piante per la Salute”.
All’uscita dall’Orto Botanico, accanto alla Pinacoteca, troviamo l’Accademia di Belle Arti e la Biblioteca Braidese, istituita da Maria Teresa d’Austria nel 1776 con oltre un milione di volumi.
Passeggiando per il quartiere raggiun-giamo la chiesa di San Simpliciano: Basilica Paleocristiana fondata nel IV secolo d.C. da Sant’Ambrogio e terminata dal suo successore San Simpliciano che collocò al suo interno le spoglie dei Martiri dell’ANAUNIA (Martino, Sisinno e Alessandro) che, secondo la leggenda, ebbero un ruolo fondamentale nella vittoria del Carroccio dei Lombardi nella battaglia di Legnano del 1176 contro Federico Barbarossa. 
L’aspetto odierno risale all’epoca romanica, affreschi e decorazioni di maestri lombardi adornano le tre navate e le cappelle mentre un bellissimo catino absidale, affrescato dal Bergognone, cattura i nostri sguardi per la sua imponenza e bellezza con l’incoronazione di Maria. 
Purtroppo la visita è finita, salutiamo la nostra brava guida sperando in un arrivederci a presto.
Susanna Rossini

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CASTELLI, LARDO E LA GRANDE FIERA
VISITA ALLA FIERA DI SANT’ORSO DI AOSTA E AL CASTELLO DI ISSOGNE
30 gennaio 2026  
 
​La nostra prima tappa per questa uscita è stato il Castello di Issogne, o meglio Château D'Issogne, che sorge a meno di 400 metri di altitudine. E’ uno dei più famosi castelli della Valle d'Aosta. È situato nel comune di Issogne in località La Place, sulla destra idrografica della Dora Baltea e appare come una dimora signorile rinascimen-tale, creando una sorta di contrasto con l'austero castello di Verrès che si trova quasi di fronte al lato opposto del fiume.
La dimora, dall'aspetto sobrio e misurato, è appartenuta per secoli alla  famiglia Challant.   Qui tutto parla del priore  Giorgio di Challant, raffinato committente delle modifiche architettoniche e delle decorazioni che rendono il castello un unicum della cultura figurativa medievale dei territori alpini.                                                                                                       Celebri sono il suo cortile interno, con la fontana del melograno e il coloratissimo porticato, raro esempio di pittura alpine medioevale, con il suo ciclo di affreschi di scene di vita quotidiana del tardo Medioevo.
All’ora di pranzo ci siamo recati alla  Maison Bertolin  ad  Arnad, cittadina famosa per il suo lardo.
L’esperienza presso il  salumificio  è consistita in una visita guidata  allo  stabilimento dove è stato possibile attraverso ampie vetrate    osservare le varie sale di stagionatura e produzione dei loro salumi. Il   tutto supportato dalla spiegazione di un esperto collaboratore.
E’ seguita la degustazione per assaporare   alcuni dei prodotti iconici  tra cui il famoso Lardo DOP e la  Mocetta bovina. Al termine sono seguiti gli acquisti presso  il   punto vendita per permettere al gruppo di portare a casa un souvenir  enogastro-nomico tipico della  regione; non  soltanto i salumi, ma anche una vasta scelta di prodotti   valdostani, tra cui la Fontina DOP e altri formaggi locali, le tegole, il  genepy, i vini e le birre regionali.
Il pomeriggio è stato dedicato alla visita ad Aosta per la  Fiera di sant’Orso,  da oltre 1000 anni, la più grande fiera di artigianato delle Alpi che si celebra  il 30 e 31 gennaio di ogni anno e propone il meglio della produzione artigianale valdostana: cesti in vimini, opere di intaglio, sculture, fiori in legno, ma anche i pizzi a tombolo di Cogne, i draps di Valgrisenche o la biancheria in canapa della Cooperativa Lou Dzeut di Champorcher.
Nelle strade del centro abili artigiani valdostani  espone-vano le loro opere fatte in legno, ferro, rame, ceramica e tessuto.
La Fiera di Sant'Orso si chiama così perché la leggenda narra che Sant'Orso, un umile sacerdote vissuto tra il V e il VI secolo ad Aosta, distribuiva calzature di legno (i "sabot") ai poveri per proteggerli dal freddo, un gesto di carità da cui si è sviluppata la fiera millenaria. L'evento celebra questa tradizione, mettendo in mostra l'artigianato locale e la cultura valdostana.  
Sant'Orso era noto per la sua semplicità e generosità e veniva raffigurato con un bastone e un uccellino sulla spalla.
L'usanza di donare i sabot ai bisognosi, proprio davanti alla chiesa a lui dedicata, diede origine alla manifestazione.
Oggi la fiera è diventata un grande evento di artigianato, folklore e gastronomia, che si tiene ogni anno nel centro storico di Aosta.
Sant’Orso viene raffigurato con il bastone priorale e un uccellino sulla spalla. Secondo la tradizione egli sarebbe stato il fondatore della Collegiata che porta il suo nome e che qualcuno di noi ha visitato. Sant’Orso è il protettore contro le calamità naturali, le alluvioni, i parti difficili e contro molte malattie, tra cui i reumatismi e il mal di schiena ed è celebrato il 1° febbraio. Qualche ardito si è cimentato a passare sotto l’altare di Sant’Orso all’interno del Cripta sperando nella guarigione dai reumatismi (per fortuna sono riusciti ad uscire dal cunicolo…)
Il simbolo della manifestazione è il galletto. Perché il gallo? Perché la Fiera di Sant’Orso cade a fine inverno quando sta per ricominciare il nuovo ciclo vitale della natura e da sempre il gallo simboleggia la rinascita e il risveglio oltre che essere un talismano contro gli spiriti malvagi.
Tra gli altri oggetti di artigianato tradizionale vi erano esposti banchetti zeppi di  sabot, di  grolle, la coppa dell’amicizia, i giocattoli “Tatà” che sono tra gli oggetti maggiormente apprezzati.
Ogni anno viene inoltre realizzato un ciondolo souvenir della Fiera di Sant’Orso che poteva essere acquistato al banchetto situato alla Porta Praetoria: normal-mente rappresenta un attrezzo o uno strumento usato da allevatori o agricoltori per sottolineare il legame che ha la Fiera con le antiche tradizioni. Quest’anno era un seghetto con maniglia in legno da utilizzare per lavori artigianali in legno. Nei tempi passati la Fiera era l’occasione per incontrarsi e fare affari in un periodo di riposo dalla vita agro-pastorale.
E’ stata una bella esperienza  in Valle d’Aosta e un bel cielo azzurro ci ha aiutato  a trascorrere piacevolmente la  giornata.
Ornella Meroni

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​ ELITECA
 
Care amiche e amici del CMTE,
ho accettato con piacere la proposta del direttivo di intraprendere la scrittura di una rubrica che abbiamo chiamato ELITECA.
Una piccola teca di riflessioni e commenti, con un tocco di poesia e spiritualità.
 
Si è appena concluso il Giubileo della Speranza, a cui alcuni di noi hanno partecipato.
La speranza è una virtù teologale nel Cristianesimo. Ma anche il comune senso dello sperare in un futuro migliore richiede sicuramente, oggi, una grande dose di coraggio; perché i tempi sono a dir poco “turbolenti" per le numerose e svariate ragioni che ognuno di noi ben conosce.
L'anno è iniziato con una notizia così tragica e sconcertante (Crans-Montana) che faceva sembrare quasi cinico scambiarsi gli auguri, col pensiero rivolto a quei giovanissimi, che avrebbero potuto essere nipoti di noi tutti.
Le nostre radici, tuttavia, ci ricordano il famoso proverbio: “la speranza è l'ultima a morire” e davvero, con l'aiuto di Dio, anche alla nostra età possiamo e dobbiamo vivere con positività, testimoniando la bellezza e l’unicità della vita di ciascuno.
Questa poesia, tramite i frati francescani, ho avuto l'onore di regalarla a Papa Leone XIV, proprio in occasione del Giubileo.

​SPERA
Tu, spera, contro ogni evidenza.
Al di là d'ogni tristezza,
al di là d'ogni ingiustizia,
al di là d'ogni sopruso,
al di là d'ogni ferita,
al di là d'ogni stanchezza.
Un fiore schiude la corolla anche quando
lo schiaffo rabbioso del vento lo colpisce
ed emana profumo tutto il tempo
che gli è concesso.
Tu, spera quindi! Al di là d'ogni speranza.
 
                                                  Elisa Vigevano




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I PROMESSI SPOSI DEI LEGNANESI
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Il 20 gennaio abbiamo preso parte a una delle serate più vivaci della stagione teatrale milanese assistendo allo spettacolo “I promessi sposi” della storica compagnia dei Legnanesi al Teatro Manzoni.
E’ stata una partecipazione numerosa e curiosa che ha trasformato l’appuntamento in un’occasione di socialità e cultura, accolta con entusiasmo da tutti i presenti. Milano ha ospitato ancora una volta i Legnanesi e lo ha fatto con l’entusiasmo di un pubblico che conosce bene la compagnia e ne ha sempre apprezzata la capacità di rinnovarsi senza tradire la propria identità. Con “I promessi sposi”, la Teresa, la Mabilia e il Giovanni sono tornati a dominare il palcoscenico con quella miscela inconfondibile di dialetto, ironia popolare e ritmo teatrale che da decenni li rende un fenomeno unico nel panorama teatrale italiano. Lo spettacolo, procedendo con passo sicuro, ha alternato quadri comici, numeri musicali e momenti di pura improvvisazione controllata, in cui la Teresa si conferma mattatrice assoluta e la Mabilia, come sempre, illumina la scena con la sua vanità scintillante mentre il Giovanni tenta invano di mantenere un ordine domestico che puntualmente gli sfugge di mano tra risate e applausi.
La trama, più che un racconto lineare, è un pretesto per mettere in moto la macchina comica della compagnia: una sequenza di situazioni che il pubblico accoglie con affetto, riconoscendo in ogni battuta un frammento di quella Lombardia di cortile che i Legnanesi hanno trasformato in teatro d’arte popolare.
Il risultato è stato quello di uno spettacolo vivace, colorato, capace di far ridere senza cadere nella banalità. E’ stata, insomma, una serata che ha confermato, ancora una volta, come i Legnanesi sappiano parlare a generazioni diverse con la stessa naturalezza con cui la Teresa rimprovera il Giovanni: senza filtri, ma con un cuore grande così. Alla prossima!
                                                                                                                                                               O.M.


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E ORA…

​UN PO’ DI UMORISMO!

  
 
 

Questa volta ecco qualche freddura divertente trovata in rete…

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